Signor Presidente, lo sa che questa mattina si sta cercando, ancora una volta, di farci lo scherzetto che è stato fatto a Piazza Navona? Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d'accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d'accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l'arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l'Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c'è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d'accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d'accordo sull'oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d'accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio. Noi ribadiamo che c'è necessità di una nuova legge elettorale che ridia in mano ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri dipendenti. Vogliamo una legge che risolva il conflitto d'interessi. Vogliamo al più presto una legge che preveda la non candidabilità delle persone condannate, una legge che preveda l'impossibilità di assumere incarichi di governo, locale e centrale, di persone rinviate a giudizio. Vogliamo una legge che non preveda più la possibilità a quelle imprese, di cui imprenditori sono stati condannati, di partecipare a gare e ad appalti della pubblica amministrazione. Si deve sapere che quando c'è un Romeo preso con le mani nel sacco una prima volta, non ci può essere una seconda volta, e per non esserci c'è bisogno di stabilire delle regole. Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni, e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l'approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza.E' tempo di far sentire sempre di più la propria voce, nel Parlamento e nelle istituzioni, dove possiamo. Ma sa, là ci considerano eversori perché vogliamo che la legge funzioni. Si sono invertiti i termini del gioco. Vogliamo essere sempre più presenti, nelle piazze e nelle città, da Piazza Navona a Piazza Farnese, di piazza in piazza, questa primavera, subito dopo che saranno finite le scaramucce elettorali (perché non vogliamo essere accusati che lo facciamo per fini elettorali) metteremo in piedi un altro grappolo di referendum, perché vogliamo contribuire attraverso i referendum il risveglio della coscienza civica dei cittadini, di non lasciarli nell'oblio delle veline, che come nuovo olio di ricino addormentano le coscienze. Noi cominceremo quindi subito e a quegli amici, agli amici di Ponzio Pilato, quando ci diranno che non raggiungeremo il quorum, diremo: “Zitto ragazzo, zitto che siamo in mezzo al mare, è inutile che dici che non raggiungiamo la riva. Nuota in questo mare e cerca di portare l'Italia in una democrazia migliore”."
giovedì 29 gennaio 2009
Appello a Napolitano
Signor Presidente, lo sa che questa mattina si sta cercando, ancora una volta, di farci lo scherzetto che è stato fatto a Piazza Navona? Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d'accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d'accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l'arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l'Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c'è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d'accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d'accordo sull'oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d'accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio. Noi ribadiamo che c'è necessità di una nuova legge elettorale che ridia in mano ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri dipendenti. Vogliamo una legge che risolva il conflitto d'interessi. Vogliamo al più presto una legge che preveda la non candidabilità delle persone condannate, una legge che preveda l'impossibilità di assumere incarichi di governo, locale e centrale, di persone rinviate a giudizio. Vogliamo una legge che non preveda più la possibilità a quelle imprese, di cui imprenditori sono stati condannati, di partecipare a gare e ad appalti della pubblica amministrazione. Si deve sapere che quando c'è un Romeo preso con le mani nel sacco una prima volta, non ci può essere una seconda volta, e per non esserci c'è bisogno di stabilire delle regole. Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni, e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l'approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza.E' tempo di far sentire sempre di più la propria voce, nel Parlamento e nelle istituzioni, dove possiamo. Ma sa, là ci considerano eversori perché vogliamo che la legge funzioni. Si sono invertiti i termini del gioco. Vogliamo essere sempre più presenti, nelle piazze e nelle città, da Piazza Navona a Piazza Farnese, di piazza in piazza, questa primavera, subito dopo che saranno finite le scaramucce elettorali (perché non vogliamo essere accusati che lo facciamo per fini elettorali) metteremo in piedi un altro grappolo di referendum, perché vogliamo contribuire attraverso i referendum il risveglio della coscienza civica dei cittadini, di non lasciarli nell'oblio delle veline, che come nuovo olio di ricino addormentano le coscienze. Noi cominceremo quindi subito e a quegli amici, agli amici di Ponzio Pilato, quando ci diranno che non raggiungeremo il quorum, diremo: “Zitto ragazzo, zitto che siamo in mezzo al mare, è inutile che dici che non raggiungiamo la riva. Nuota in questo mare e cerca di portare l'Italia in una democrazia migliore”."
mercoledì 28 gennaio 2009
Famiglia Cristiana
(ANSA) - ROMA, 27 GEN – “Abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune. Siamo un Paese incredibile, metà fiaba e metà incubo”, scrive “Famiglia Cristiana”. Il settimanale dei paolini torna a bacchettare i partiti “che continuano a becchettarsi come i polli di Renzo” e stigmatizza l'atteggiamento di Berlusconi che “nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la crisi, è preoccupato più di quanti punti perderebbe cedendo Kakà o di Fiorello che passa a Sky, che del calo del Pil”
sabato 24 gennaio 2009
Alle aziende, che decidevano di insediarsi nel nostro territorio, venivano offerte quattro garanzie: finanziamenti statali (oltre 571 milioni e mezzo delle vecchie lire assegnati alla T.L.M), sgravi fiscali, accelerazione dell’iter autorizzativo e sicurezza. E’ evidente che, sia i finanziamenti che gli sgravi fiscali, sono a carico della collettività.
L’impegno, per la T.L.M. era di assumere 27 unità lavorative.
L’arcano della norma, peraltro ancora vigente per il terzo protocollo, è che, dopo 5 anni, qualsiasi azienda, può decidere il destino dei lavoratori del comprensorio e dei loro famigliari; senza alcun vincolo e senza lesinare spregiudicatezza.
Una ghiotta opportunità per gli imprenditori avventurieri; pronti a sfruttare tutte quelle occasioni che gli consentono di rastrellare denaro pubblico, inventandosi società e attività occasionali.
I Cittadini? Cornuti e Mazziati!!! Pagano la tasse per essere poi sbeffeggiati.
La Commissione Europea, con il provvedimento del 03/08/2000 [SG(2000) D/105897], aveva approvato l’aiuto di Stato n. 737/99 al Cotonificio di Capitanata s.r.l.: “Conformemente alla comunicazione dell'Italia del 29 maggio 2000, l'importo del contributo previsto è di 12.165.000 euro ripartito in tre rate uguali di 4.055.000 euro da erogare nel 2000, 2001 e 2002. Considerate le caratteristiche del progetto, l'intensità dell'aiuto previsto è del 42,49% ESN”.
S’insedia il Cotonificio di Capitanata s.r.l.. Un soggetto di Capitanata, che detiene il 10%, con il vestito del Cotonificio Veneto che detiene il 90%. L’occupazione diretta raggiunta è di 31 addetti (comprensivi dei venti provenienti dalla TLM) così suddivisi: 1 dirigente, 4 impiegati, 26 operai. Tra finanziamenti e sgravi fiscali, ogni dipendente costa a noi cittadini circa un miliardo delle vecchie lire.
La STORIA SI RIPETE. Il Cotonifico Chiude.
Segnali, che lasciassero presagire la presenza di avventurieri pronti a sfruttare l’occasione, si sono presto manifestati nel contratto d’aria ma nessuno si è sentito in dovere di porre rimedio. Si è preferito optare per la minimizzazione del problema. Problema che, prendendo pretesto dalla crisi internazionale, potrebbe crescere in modo esponenziale, nei prossimi mesi, se non si ricorre a rimedi efficaci.
La proposta che facevo ancora prima degli insediamenti produttivi del contratto d’area diventa prepotentemente attuale. Ritenevo estremamente necessario che, per incentivare gli imprenditori a insediarsi nel nostro territorio, si fornisse loro le famose quatto garanzie. Ritenevo similmente necessario fornire garanzie al territorio e ai cittadini. Forti dell’esperienze del passato formulai, per le aziende che intendevano insediarsi nel nostro territorio, la proposta per tre garanzie a favore del territorio e dei lavoratori: Garantire la compatibilità con l’ambiente e la salute dei cittadini; privilegiare le aziende che lavorano, trasformano e valorizzano le risorse del territorio, compreso il terziario complementare ad esse e, per coloro che abbandonano il campo, la restituzione del maltolto.
Con tali proposte, la T.L.M., il Cotonificio meridionale ed altri di cui è già nota la storia, avrebbero cercato soluzioni alternative a quella di organizzarsi i viaggi del piacere. E’ d’uopo notare, per quanto ci è dato sapere, che il cotonificio paga l’affitto alla T.L.M. che è diventata proprietaria di una struttura industriale con le tasse dei cittadini. Spero in una smentita altrimenti al danno si aggiunge anche la beffa. Se, tali garanzie fossero state sancite, l’intero territorio diventerebbe proprietario delle strutture e sarebbe in grado di ospitare imprenditori produttori di beni e non scippatori di risorse pubbliche.
Tali proposte terrorizzavano i promotori del contratto d’area, pronti a sostenere che, con simili iniziative, nessun’imprenditore si sarebbe avventurato in una operazione del genere. Fui tacciato di sconsideratezza estemporanea, di essere contro lo sviluppo del territorio ed egoista perché insensibile alle esigenze di chi è senza lavoro. Quando denunciavo con volantinaggio le lacune, le perplessità, le carenze del contratto d’area e le proposte, non sono mancati atti intimidatori, di scherno e, in qualche occasione, anche di violenza personale.
Oggi credo si faccia ancora in tempo. Le forze politiche e istituzionali dovrebbero prendere seri provvedimenti legislativi contro imprenditori avventurieri che succhiano energie finanziarie ai contribuenti. Questi signori hanno la capacità di mutare le loro generalità attraverso società di comodo pronti, per ogni occasione a mimetizzarsi anagraficamente con l’ausilio e il patrocinio di politicanti e prestanomi, a succhiare risorse pubbliche che altrimenti verrebbero destinate al vero sviluppo e alla crescita dell’intero Paese Italia.
Pino Delle Noci
mercoledì 21 gennaio 2009
“Social bluff”gennaio 2009
I dati forniti dall’Inps testimoniano il fallimento della “Social Card”; legittimo chiamarla “Social Bluff”.
Il Governo aveva previsto 1 milione e 300 mila gli aventi diritto. Sono state erogate 300.000 Social Card. 520.000 domande ricevute; 140.000 respinte; 50.000 ancora da esaminare. I criteri, per l’assegnazione e l’attribuzione dei 40 euro, sono particolarmente restrittivi. A detta dello stesso ideatore, il sedicente Robin Hood, Tremonti, le procedure sono un pò complicate; alla faccia della semplificazione normativa.
Chi ha la fortuna di riceverla e vive nei piccoli paesi, deve recarsi altrove per fare la spesa. Per non parlare poi della “vergogna” di andare alla cassa e accorgersi che la carta non è stata caricata. “Vergogna” che dovrebbe avere il governo per aver concertato questa serenata. Oltre al danno, la beffa.
Noi continuiamo a non capire perché i 40 euro non vengono direttamente assegnati agli aventi diritto. La MasterCard incassa circa 8 milioni e mezzo di euro per un servizio che non funziona. Soldi che potevano essere destinati a chi ne ha veramente bisogno.
domenica 18 gennaio 2009
Alitalia:truffa di stato
Grazie Letizia, ci dispiace solo che non hai detto tutta la verità; nient’altro che la verità.
Non hai detto che Alitalia di fatti è fallita e che la polpa della sua carcassa è stata donata a quindici amici di Berlusconi, alcuni dei quali sono noti per i loro problemi giudiziari, e l’osso dei debiti agli italiani. Non hai detto che Alitalia è fallita, non per colpa dei lavoratori, ma per colpa, dei dirigenti e politici che l’hanno dilapidata. Un esempio è quella del suo amico di governo che ha preteso una linea aerea per le proprie esigenze: la Roma Albenga.
Non hai detto tantissime altre cose; comunque apprezziamo la sua perspicacia. Lei è l’unica donna politico del Pdl che, in modo puntuale, è riuscita a denunciare il fatto che, gli interessi “Cai” non coincidono con quelli degli italiani; dal trasferimento di circa quattro miliardi di debiti sulle spalle dei contribuenti, dei lavoratori e dei piccoli azionisti a l’omaggio, di un patrimonio consistente, a quindici amici di Berlusconi che, dell’Italianità di Alitalia, se ne fregano proprio.
giovedì 8 gennaio 2009
oltre 1 milione di firme
Si può tornare a fare politica anche tra la gente e non più solo nelle segrete stanze del potere.
La raccolta delle firme per il referendum, ha superato il muro del milione, doppiando di fatto la quota minima richiesta di 500 mila.










