sabato 24 gennaio 2009

Cotonificio di Capitanata:
I nodi vengono al pettine

Alle aziende, che decidevano di insediarsi nel nostro territorio, venivano offerte quattro garanzie: finanziamenti statali (oltre 571 milioni e mezzo delle vecchie lire assegnati alla T.L.M), sgravi fiscali, accelerazione dell’iter autorizzativo e sicurezza. E’ evidente che, sia i finanziamenti che gli sgravi fiscali, sono a carico della collettività.
L’impegno, per la T.L.M. era di assumere 27 unità lavorative.
L’arcano della norma, peraltro ancora vigente per il terzo protocollo, è che, dopo 5 anni, qualsiasi azienda, può decidere il destino dei lavoratori del comprensorio e dei loro famigliari; senza alcun vincolo e senza lesinare spregiudicatezza.
Una ghiotta opportunità per gli imprenditori avventurieri; pronti a sfruttare tutte quelle occasioni che gli consentono di rastrellare denaro pubblico, inventandosi società e attività occasionali.
I Cittadini? Cornuti e Mazziati!!! Pagano la tasse per essere poi sbeffeggiati.
La Commissione Europea, con il provvedimento del 03/08/2000 [SG(2000) D/105897], aveva approvato l’aiuto di Stato n. 737/99 al Cotonificio di Capitanata s.r.l.: “Conformemente alla comunicazione dell'Italia del 29 maggio 2000, l'importo del contributo previsto è di 12.165.000 euro ripartito in tre rate uguali di 4.055.000 euro da erogare nel 2000, 2001 e 2002. Considerate le caratteristiche del progetto, l'intensità dell'aiuto previsto è del 42,49% ESN”.
S’insedia il Cotonificio di Capitanata s.r.l.. Un soggetto di Capitanata, che detiene il 10%, con il vestito del Cotonificio Veneto che detiene il 90%. L’occupazione diretta raggiunta è di 31 addetti (comprensivi dei venti provenienti dalla TLM) così suddivisi: 1 dirigente, 4 impiegati, 26 operai. Tra finanziamenti e sgravi fiscali, ogni dipendente costa a noi cittadini circa un miliardo delle vecchie lire.
La STORIA SI RIPETE. Il Cotonifico Chiude.
Segnali, che lasciassero presagire la presenza di avventurieri pronti a sfruttare l’occasione, si sono presto manifestati nel contratto d’aria ma nessuno si è sentito in dovere di porre rimedio. Si è preferito optare per la minimizzazione del problema. Problema che, prendendo pretesto dalla crisi internazionale, potrebbe crescere in modo esponenziale, nei prossimi mesi, se non si ricorre a rimedi efficaci.
La proposta che facevo ancora prima degli insediamenti produttivi del contratto d’area diventa prepotentemente attuale. Ritenevo estremamente necessario che, per incentivare gli imprenditori a insediarsi nel nostro territorio, si fornisse loro le famose quatto garanzie. Ritenevo similmente necessario fornire garanzie al territorio e ai cittadini. Forti dell’esperienze del passato formulai, per le aziende che intendevano insediarsi nel nostro territorio, la proposta per tre garanzie a favore del territorio e dei lavoratori: Garantire la compatibilità con l’ambiente e la salute dei cittadini; privilegiare le aziende che lavorano, trasformano e valorizzano le risorse del territorio, compreso il terziario complementare ad esse e, per coloro che abbandonano il campo, la restituzione del maltolto.
Con tali proposte, la T.L.M., il Cotonificio meridionale ed altri di cui è già nota la storia, avrebbero cercato soluzioni alternative a quella di organizzarsi i viaggi del piacere. E’ d’uopo notare, per quanto ci è dato sapere, che il cotonificio paga l’affitto alla T.L.M. che è diventata proprietaria di una struttura industriale con le tasse dei cittadini. Spero in una smentita altrimenti al danno si aggiunge anche la beffa. Se, tali garanzie fossero state sancite, l’intero territorio diventerebbe proprietario delle strutture e sarebbe in grado di ospitare imprenditori produttori di beni e non scippatori di risorse pubbliche.
Tali proposte terrorizzavano i promotori del contratto d’area, pronti a sostenere che, con simili iniziative, nessun’imprenditore si sarebbe avventurato in una operazione del genere. Fui tacciato di sconsideratezza estemporanea, di essere contro lo sviluppo del territorio ed egoista perché insensibile alle esigenze di chi è senza lavoro. Quando denunciavo con volantinaggio le lacune, le perplessità, le carenze del contratto d’area e le proposte, non sono mancati atti intimidatori, di scherno e, in qualche occasione, anche di violenza personale.
Oggi credo si faccia ancora in tempo. Le forze politiche e istituzionali dovrebbero prendere seri provvedimenti legislativi contro imprenditori avventurieri che succhiano energie finanziarie ai contribuenti. Questi signori hanno la capacità di mutare le loro generalità attraverso società di comodo pronti, per ogni occasione a mimetizzarsi anagraficamente con l’ausilio e il patrocinio di politicanti e prestanomi, a succhiare risorse pubbliche che altrimenti verrebbero destinate al vero sviluppo e alla crescita dell’intero Paese Italia.

Pino Delle Noci

1 commento:

Anonimo ha detto...

la novità dov'è.
si sapeva che sarebbe stata tutta una speculazione.
io voglio riflettere sul baraccone nazionale la fiat.
mette in cassa integrazione (a carico di chi paga le tasse)migliaia di POVERI operai inquanto ce crisi e non ci sono i soldi e poi leggo sui giornali che MELCHIORRE compra il 35% della cryseler ahahahahahah continuiamo a farci prendere in giro da questa gente, siamo leng biangh e bast.
in inghilterra stanno mettendo sotto sopra perche gli italiani rubano il lavoro a noi tutti i giorni ci fanno perdere il posto di lavoro e stiamo a guardare(non mi riferisco agli extracomunitaru) ma a quei BAS.....I che prendono compensi per miglioni di euro.
ciao